Anto’, fa caldo!” recitava uno spot di qualche anno fa, con la bellissima adagiata sul letto sotto ad una pala di poca efficacia. 

Immaginiamo di trovarci in una casa con il riscaldamento acceso al massimo in piena estate. Un incubo? Ebbene sì, un incubo che purtroppo si sta avverando per il nostro pianeta. Oramai accade a ogni Agosto che i climatologi lancino l'allarme della “estate più calda della precedente... e della storia” e sollecitino i governi a far seguire i fatti agli impegni presi, seguendo le proposte del “Green Deal” dell'Unione europea, gli accordi del 2019 su clima, energia, trasporti e fiscalità che ha l’obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Il riscaldamento globale e il cambiamento climatico, infatti, ci stanno soffocando lentamente - e forse inesorabilmente - e sono processi collegati inscindibilmente alle azioni umane, al come e al che cosa produciamo, costruiamo, consumiamo, roviniamo, cementifichiamo, abbattiamo, emettiamo nell’aria. 

Le temperature globali stanno aumentando a un ritmo allarmante. Secondo il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC, l’agenzia dell’ONU massima autorità mondiale sul tema), la temperatura media della superficie terrestre è già aumentata di circa 1,1 gradi rispetto ai livelli preindustriali. E se non interveniamo, ci avviamo verso un aumento di 2,7 gradi entro la fine del secolo. Potrebbe sembrare poco, ma per la Terra è uno sbalzo enorme con conseguenze devastanti quali ondate di calore, fenomeni precipitativi estremi e siccità, che sono oramai sempre più frequenti.

L'influenza umana – prosegue la relazione IPCC - è stata rilevata nel riscaldamento dell'atmosfera e dell'oceano, nei cambiamenti nel ciclo globale dell'acqua, nella riduzione di neve e ghiacci, nell'innalzamento medio globale del livello del mare e in eventi estremi”. 

La comunità scientifica mondiale è praticamente concorde su questo (il 97% degli scienziati del clima è unanime nel sostenere l’origine antropogenica del global warming) e nessun organismo scientifico di rilievo nazionale o internazionale dissente dalle conclusioni dell'IPCC: il cambiamento climatico esiste, è causato dall'uomo, è molto pericoloso per i suoi effetti attuali e futuri sul sistema socio-economico globale.

Ma che cos’è il riscaldamento globale?

 

L'anidride carbonica (CO₂) è tra i gas ad “effetto serra” che maggiormente contribuiscono al riscaldamento del pianeta e ai cambiamenti climatici. Tali gas, presenti nell'atmosfera terrestre, catturano il calore del sole impedendogli di ritornare nello spazio.

Per capire l’entità del fenomeno basti pensare che nel tempo intercorso tra la Cop 1 (Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) tenutasi a Berlino nel 1995 alla Cop 28, Dubai 2023, le emissioni di CO₂ sono quasi raddoppiate. Attualmente stiamo scaricando nell’aria 1.700 tonnellate di gas serra al secondo, riducendo l’atmosfera a una gigantesca discarica. 

"La nostra società e il nostro modello di sviluppo sono profondamente in-sostenibili", afferma Norbert Lantschner, presidente della Fondazione ClimAbita che promuove uno sviluppo sostenibile dell’abitare e fondatore dell’agenzia CasaClima, centro di competenza per l’efficienza energetica e la sostenibilità in edilizia.

In-sostenibili per le emissioni di gas serra, in-sostenibili per la massa di energia fossile (energia non rinnovabile) che consumiamo, “che equivale a 450.000 litri di petrolio al secondo. I consumi energetici continuano ad aumentare, cannibalizzando le risorse finite della terra, producendo flussi di rifiuti tossici e inquinando ogni angolo del pianeta”.

In-sostenibili perchè “l’uomo ha creato una tecnosfera, un mondo morto all’interno della biosfera” – prosegue Lantschner. “Attualmente estraiamo dalla terra 3.700 tonnellate di materie prime al secondo per produrre oggetti quali cemento, acciaio, asfalto, vetro, veicoli e plastica. Per questa produzione distruggiamo una folle quantità di vita: ogni giorno vengono abbattuti 15 milioni di alberi dalle sole foreste primarie e ogni giorno portiamo all’estinzione fino a 150 specie di animali e piante”. 

Tale in-sostenibilità è “il” problema che attanaglia, o almeno dovrebbe, non solo la nostra generazione, ma anche quella futura. 

Il termine sviluppo sostenibile, infatti, entrato nel linguaggio comune fin dagli anni ’80 si rivolge proprio al futuro. La Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo chiese agli enti governativi e alle grandi organizzazioni pubbliche e private di perseguire e promuovere uno sviluppo in grado di conciliare la dimensione economica con quella sociale e ambientale. 

Solo così lo sviluppo avrebbe potuto, secondo la celebre definizione, «soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri».

Le cause del riscaldamento globale sono note: la colossale quantità di combustibili fossili come carbone, petrolio e gas naturale usate per la produzione di energia, la deforestazione (riduzione del numero di alberi che possono assorbire CO₂), l'agricoltura intensiva (emissione di metano e altri potenti gas serra), l'industria e i trasporti, soprattutto quelli basati su combustibili fossili, la gestione inefficiente dei rifiuti e soprattutto l’inefficienza energetica di veicoli, elettrodomestici e, non ultimi, gli edifici. Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), il settore edilizio è responsabile di circa il 30% del consumo globale di energia e del 28% delle emissioni globali di CO₂. Una buona coibentazione può ridurre significativamente la quantità di energia necessaria per riscaldare e raffrescare gli edifici stessi.

Per contrastare il riscaldamento globale e il cambiamento climatico, dunque, sono necessarie azioni concrete e immediate quali la promozione della transizione energetica, passando da fonti di energia fossile a fonti rinnovabili come solare, eolica e idroelettrica (drastica riduzione delle emissioni di CO₂); efficientamento energetico di edifici, elettrodomestici e veicoli (riduzione del consumo energetico complessivo grazie a nuovi materiali e metodi di costruzione e, di conseguenza, delle emissioni); riforestazione (piantare alberi e proteggere le foreste esistenti è essenziale per assorbire CO₂ e mantenere l'equilibrio ecologico); passare ad una agricoltura sostenibile (riduzione delle emissioni, migliore gestione dei fertilizzanti e promozione della biodiversità); riduzione della produzione di rifiuti (promuovendo il riciclo e riuso degli oggetti) oltre ovviamente alla implementazione di politiche e regolamentazioni per incentivare la riduzione delle emissioni anche industriali e, non ultimo, politiche di educazione e consapevolezza per un impegno globale e coordinato.

Si impone, dunque, un vincolo morale che travalica la produzione e il profitto e guarda al futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti, che ci dovrebbe impegnare a superare il mito della crescita illimitata e l’imperativo della soddisfazione immediata dei nostri desideri e bisogni a qualunque costo.
Persino papa Francesco, una guida morale anche per molti non credenti, ha pubblicato nel 2015 l’enciclica ”Laudato sì”, ripresa nella recente esortazione apostolica “Laudate Deum”, per porre l’attenzione alla salvaguardia e alla cura della nostra “casa comune” affrontando i temi del cambiamento climatico, dell’inquinamento, della scarsità d’acqua, della perdita di biodiversità e della disuguaglianza con effetti in termini di salute, lavoro, accesso alle risorse, abitazioni, migrazioni… confidando nell’intelligenza degli “uomini di buona volontà” ad agire finché c’è tempo.

 

Autrice articolo: Chiara Piacentini