Eventi estremi: progettazione Onduline
Dati eventi estremi maltempo 2025

Da nord a sud: quando le condizioni diventano eccezionali

I numeri raccontano la dimensione del fenomeno. Gli eventi che hanno recentemente interessato il territorio italiano aiutano invece a comprenderne concretamente gli effetti.

GENNAIO 2026 — IL CICLONE HARRY NEL SUD ITALIA

A partire dal 18 gennaio 2026, Sicilia, Calabria e Sardegna sono state interessate da eventi meteorologici di eccezionale intensità, caratterizzati da forti raffiche di vento, precipitazioni intense e mareggiate.

Gli eventi hanno provocato allagamenti, esondazioni, movimenti franosi e danni alla fascia costiera, alle infrastrutture, alle attività produttive e agli edifici pubblici e privati. Un evento che ha portato il Consiglio dei Ministri a dichiarare lo stato di emergenza nei territori interessati.

Il ciclone Harry rappresenta un caso particolarmente significativo perché mostra cosa può accadere quando pioggia, vento e altri fenomeni eccezionali agiscono contemporaneamente sull'ambiente costruito.

LUGLIO 2026 — TEMPORALI, VENTO E GRANDINE AL NORD

Pochi mesi più tardi, uno scenario differente ha interessato il Nord Italia.

Nel mese di luglio diverse fasi di forte instabilità hanno portato temporali intensi, rovesci, grandinate e forti raffiche di vento su diverse aree delle regioni settentrionali. Il 15 luglio, in particolare, una nuova fase di maltempo ha interessato Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, con fenomeni temporaleschi localmente intensi accompagnati da grandine e forti raffiche.

Due eventi diversi, in territori molto distanti tra loro.

Ma, per chi progetta una copertura, pongono una domanda comune: come si comporta il sistema tetto quando più sollecitazioni severe si verificano contemporaneamente?

Tetto: prima linea di difesa
Tetti rotti

Dalla resistenza alla resilienza del sistema tetto

È un cambio di prospettiva.

Progettare una copertura significa naturalmente dimensionare e scegliere componenti in grado di rispondere alle sollecitazioni previste. Ma di fronte a condizioni meteorologiche severe diventa importante considerare anche come il sistema reagisce quando uno dei suoi elementi non riesce più a svolgere completamente la propria funzione.

È qui che entra in gioco il concetto di resilienza della copertura che non significa immaginare un tetto impossibile da danneggiare, significa progettare un sistema capace di limitare le conseguenze di un danneggiamento e continuare, per quanto possibile, a svolgere le proprie funzioni essenziali.

Questo porta a considerare la copertura non come una semplice successione di prodotti e materiali, ma come un sistema nel quale i diversi strati collaborano alla protezione dell'edificio.

 

TRE ASPETTI DA RIPENSARE NELLA PROGETTAZIONE

 

1. Continuità della protezione all'acqua

Uno degli obiettivi fondamentali della copertura è impedire che l'acqua raggiunga gli elementi dell'edificio che devono rimanere protetti.

In condizioni ordinarie il sistema svolge questa funzione secondo la configurazione prevista dal progetto. Un evento meteorologico straordinario introduce però una variabile ulteriore: il possibile danneggiamento del manto durante la precipitazione stessa.

Diventa quindi importante chiedersi se la protezione all'acqua rimanga efficace anche quando si verifica una discontinuità accidentale nel livello più esterno della copertura.

Il principio progettuale può essere sintetizzato in un concetto semplice: un danno localizzato non dovrebbe trasformarsi automaticamente in un'infiltrazione nel sistema tetto.

Garantire continuità alla protezione significa quindi ragionare non soltanto su come prevenire il danno, ma anche su come limitarne le conseguenze qualora si verifichi.

 

2. Gestione dell'evento eccezionale

C'è poi un secondo aspetto spesso meno evidente: ciò che accade dopo il danneggiamento.

Immaginiamo che una forte perturbazione provochi la rottura o lo spostamento di alcuni elementi della copertura.

L'intervento di ripristino potrebbe non essere immediato.

Le condizioni meteorologiche potrebbero impedire temporaneamente l'accesso al tetto oppure l'edificio potrebbe trovarsi in un'area nella quale numerose coperture hanno subito contemporaneamente dei danni. Il progetto dovrebbe quindi considerare anche il periodo che intercorre tra il verificarsi del danno e il suo ripristino.

La domanda diventa:

come può il sistema continuare a proteggere l'edificio dopo che il suo strato più esterno è stato compromesso?

Progettare per l'evento eccezionale significa quindi non limitarsi a cercare di evitare il danno ma prevedere anche come gestirne le conseguenze.

 

3. Durabilità dell'intero sistema tetto

Gli effetti dell'ingresso accidentale di acqua non necessariamente terminano insieme all'evento meteorologico. L'acqua può raggiungere gli strati sottostanti della copertura e interessare elementi che devono rimanere protetti. Un evento di durata relativamente breve può quindi produrre conseguenze che emergono successivamente e incidono sulle prestazioni della copertura nel tempo.

Per questo la protezione dall'acqua non riguarda soltanto la gestione dell'emergenza ma è anche una questione di durabilità del sistema tetto.

Limitare l'ingresso accidentale di acqua significa contribuire a preservare gli elementi della stratigrafia e, con essi, le prestazioni dell'intera copertura durante il suo ciclo di vita.

 

Un principio progettuale: la ridondanza della protezione

Quando una funzione è essenziale, affidarla completamente a un unico elemento rende inevitabilmente il sistema dipendente dalla sua integrità.

Da qui nasce il concetto di ridondanza della protezione.

Applicato alla progettazione del tetto significa interrogarsi sull'opportunità di prevedere più livelli capaci di contribuire alla protezione dell'edificio. Se il primo livello viene accidentalmente compromesso, il sistema dovrebbe essere pensato affinché la funzione di protezione non venga immediatamente meno.

L'obiettivo progettuale cambia: non si tratta soltanto di impedire che qualcosa si danneggi ma soprattutto di progettare affinché il sistema sia in grado di gestire le conseguenze del danno.

La differenza è sostanziale ed è uno degli aspetti sui quali gli eventi meteorologici degli ultimi anni ci invitano maggiormente a riflettere.

Una copertura progettata oggi non può rispondere alle condizioni climatiche del passato, né adeguarsi a quelle attuali del 2026, perchè dovrà continuare a svolgere la propria funzione per decenni.

Il progettista si trova quindi inevitabilmente a prendere oggi decisioni che determineranno il comportamento dell'edificio negli anni a venire. Ed è questo che rende il tema particolarmente rilevante.

Non si tratta di progettare inseguendo il singolo evento meteorologico.

Si tratta di chiedersi se il sistema che stiamo progettando possieda un livello adeguato di efficienza, protezione e capacità di gestire condizioni che sono diventate in molti casi estreme.

Sistema tetto Onduline con lastre da sottocopertura