Eventi meteo estremi
Stiamo ancora progettando le coperture per un clima che non esiste più?
Piogge intense, raffiche di vento, grandinate e fenomeni meteorologici sempre più severi stanno sottoponendo gli edifici a sollecitazioni importanti. Per chi progetta le coperture, la sfida non è più soltanto garantire le prestazioni del tetto in condizioni ordinarie, ma chiedersi come l'intero sistema possa continuare a proteggere l'edificio anche quando viene sottoposto a condizioni critiche.
Gli eventi meteo estremi non sono più un tema marginale
I dati degli ultimi anni aiutano a comprendere la dimensione del fenomeno.
Secondo l'Osservatorio Città Clima di Legambiente, nel 2025 sono stati registrati in Italia 376 eventi meteorologici estremi che hanno provocato danni.
Tra questi:
139 | 86 | 37 | 33 | 31 |
allagamenti da piogge intense | eventi con danni da vento | esondazioni fluviali | frane da piogge intense | eventi con danni da grandinate |
Un dato particolarmente significativo per chi si occupa di progettazione delle coperture riguarda proprio il vento: nel 2025 gli eventi con danni associati al vento sono aumentati del 28,3% rispetto al 2024.
Il fenomeno interessa inoltre l'intero territorio nazionale: 185 eventi sono stati registrati al Nord, 92 al Centro e 99 al Sud.
Numeri che pongono una questione concreta al settore delle costruzioni:
le condizioni alle quali sono esposti oggi gli edifici richiedono di ripensare alcuni criteri con cui progettiamo le coperture?
Da nord a sud: quando le condizioni diventano eccezionali
I numeri raccontano la dimensione del fenomeno. Gli eventi che hanno recentemente interessato il territorio italiano aiutano invece a comprenderne concretamente gli effetti.
GENNAIO 2026 — IL CICLONE HARRY NEL SUD ITALIA
A partire dal 18 gennaio 2026, Sicilia, Calabria e Sardegna sono state interessate da eventi meteorologici di eccezionale intensità, caratterizzati da forti raffiche di vento, precipitazioni intense e mareggiate.
Gli eventi hanno provocato allagamenti, esondazioni, movimenti franosi e danni alla fascia costiera, alle infrastrutture, alle attività produttive e agli edifici pubblici e privati. Un evento che ha portato il Consiglio dei Ministri a dichiarare lo stato di emergenza nei territori interessati.
Il ciclone Harry rappresenta un caso particolarmente significativo perché mostra cosa può accadere quando pioggia, vento e altri fenomeni eccezionali agiscono contemporaneamente sull'ambiente costruito.
LUGLIO 2026 — TEMPORALI, VENTO E GRANDINE AL NORD
Pochi mesi più tardi, uno scenario differente ha interessato il Nord Italia.
Nel mese di luglio diverse fasi di forte instabilità hanno portato temporali intensi, rovesci, grandinate e forti raffiche di vento su diverse aree delle regioni settentrionali. Il 15 luglio, in particolare, una nuova fase di maltempo ha interessato Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, con fenomeni temporaleschi localmente intensi accompagnati da grandine e forti raffiche.
Due eventi diversi, in territori molto distanti tra loro.
Ma, per chi progetta una copertura, pongono una domanda comune: come si comporta il sistema tetto quando più sollecitazioni severe si verificano contemporaneamente?
Il tetto: la prima linea di difesa dell'edificio
La copertura è uno degli elementi dell'involucro maggiormente esposti agli agenti atmosferici.
Pioggia, vento, grandine, variazioni termiche e radiazione solare agiscono sui suoi componenti durante l'intero ciclo di vita dell'edificio.
Quando le condizioni diventano particolarmente severe, però, non aumenta soltanto la sollecitazione sui materiali, aumenta anche la possibilità che uno degli elementi che compongono il sistema perda temporaneamente o definitivamente la propria funzionalità.
Un forte vento può sollecitare il manto di copertura, una grandinata particolarmente intensa può provocare danneggiamenti, una precipitazione eccezionale può mettere alla prova la capacità del sistema di gestire rapidamente grandi quantità di acqua.
Ma è soprattutto la combinazione di queste sollecitazioni a meritare attenzione.
Per esempio, vento o grandine possono compromettere alcuni elementi del manto mentre una precipitazione intensa continua a interessare la copertura.
Basta pensare che solo nel 2023, pioggia, grandine e vento hanno causato danni per ben 300 ml di €, che le assicurazioni pagano i danni da grandine più del triplo di quanto previsto dai dati storici e che il 51% dei contenziosi in edilizia in Italia riguarda le impermeabilizzazioni e le infiltrazioni.
Cosa succede quando il manto viene compromesso?
Tegole e coppi rappresentano il rivestimento esterno e svolgono una funzione fondamentale nel sistema di copertura.
Ma cosa accade se, durante un evento meteorologico severo, alcuni di questi elementi vengono rotti, sollevati o spostati?
Una porzione del tetto può trovarsi maggiormente esposta all'acqua proprio nel momento in cui le precipitazioni sono più intense.
È qui che la progettazione deve andare oltre la prestazione del singolo componente.
Non possiamo chiederci soltanto se il manto è in grado di resistere ma si deve prestare attenzione al fatto che se, il manto viene localmente compromesso, il sistema tetto sia ancora in grado di proteggere l'edificio.
Dalla resistenza alla resilienza del sistema tetto
È un cambio di prospettiva.
Progettare una copertura significa naturalmente dimensionare e scegliere componenti in grado di rispondere alle sollecitazioni previste. Ma di fronte a condizioni meteorologiche severe diventa importante considerare anche come il sistema reagisce quando uno dei suoi elementi non riesce più a svolgere completamente la propria funzione.
È qui che entra in gioco il concetto di resilienza della copertura che non significa immaginare un tetto impossibile da danneggiare, significa progettare un sistema capace di limitare le conseguenze di un danneggiamento e continuare, per quanto possibile, a svolgere le proprie funzioni essenziali.
Questo porta a considerare la copertura non come una semplice successione di prodotti e materiali, ma come un sistema nel quale i diversi strati collaborano alla protezione dell'edificio.
TRE ASPETTI DA RIPENSARE NELLA PROGETTAZIONE
1. Continuità della protezione all'acqua
Uno degli obiettivi fondamentali della copertura è impedire che l'acqua raggiunga gli elementi dell'edificio che devono rimanere protetti.
In condizioni ordinarie il sistema svolge questa funzione secondo la configurazione prevista dal progetto. Un evento meteorologico straordinario introduce però una variabile ulteriore: il possibile danneggiamento del manto durante la precipitazione stessa.
Diventa quindi importante chiedersi se la protezione all'acqua rimanga efficace anche quando si verifica una discontinuità accidentale nel livello più esterno della copertura.
Il principio progettuale può essere sintetizzato in un concetto semplice: un danno localizzato non dovrebbe trasformarsi automaticamente in un'infiltrazione nel sistema tetto.
Garantire continuità alla protezione significa quindi ragionare non soltanto su come prevenire il danno, ma anche su come limitarne le conseguenze qualora si verifichi.
2. Gestione dell'evento eccezionale
C'è poi un secondo aspetto spesso meno evidente: ciò che accade dopo il danneggiamento.
Immaginiamo che una forte perturbazione provochi la rottura o lo spostamento di alcuni elementi della copertura.
L'intervento di ripristino potrebbe non essere immediato.
Le condizioni meteorologiche potrebbero impedire temporaneamente l'accesso al tetto oppure l'edificio potrebbe trovarsi in un'area nella quale numerose coperture hanno subito contemporaneamente dei danni. Il progetto dovrebbe quindi considerare anche il periodo che intercorre tra il verificarsi del danno e il suo ripristino.
La domanda diventa:
come può il sistema continuare a proteggere l'edificio dopo che il suo strato più esterno è stato compromesso?
Progettare per l'evento eccezionale significa quindi non limitarsi a cercare di evitare il danno ma prevedere anche come gestirne le conseguenze.
3. Durabilità dell'intero sistema tetto
Gli effetti dell'ingresso accidentale di acqua non necessariamente terminano insieme all'evento meteorologico. L'acqua può raggiungere gli strati sottostanti della copertura e interessare elementi che devono rimanere protetti. Un evento di durata relativamente breve può quindi produrre conseguenze che emergono successivamente e incidono sulle prestazioni della copertura nel tempo.
Per questo la protezione dall'acqua non riguarda soltanto la gestione dell'emergenza ma è anche una questione di durabilità del sistema tetto.
Limitare l'ingresso accidentale di acqua significa contribuire a preservare gli elementi della stratigrafia e, con essi, le prestazioni dell'intera copertura durante il suo ciclo di vita.
Un principio progettuale: la ridondanza della protezione
Quando una funzione è essenziale, affidarla completamente a un unico elemento rende inevitabilmente il sistema dipendente dalla sua integrità.
Da qui nasce il concetto di ridondanza della protezione.
Applicato alla progettazione del tetto significa interrogarsi sull'opportunità di prevedere più livelli capaci di contribuire alla protezione dell'edificio. Se il primo livello viene accidentalmente compromesso, il sistema dovrebbe essere pensato affinché la funzione di protezione non venga immediatamente meno.
L'obiettivo progettuale cambia: non si tratta soltanto di impedire che qualcosa si danneggi ma soprattutto di progettare affinché il sistema sia in grado di gestire le conseguenze del danno.
La differenza è sostanziale ed è uno degli aspetti sui quali gli eventi meteorologici degli ultimi anni ci invitano maggiormente a riflettere.
Una copertura progettata oggi non può rispondere alle condizioni climatiche del passato, né adeguarsi a quelle attuali del 2026, perchè dovrà continuare a svolgere la propria funzione per decenni.
Il progettista si trova quindi inevitabilmente a prendere oggi decisioni che determineranno il comportamento dell'edificio negli anni a venire. Ed è questo che rende il tema particolarmente rilevante.
Non si tratta di progettare inseguendo il singolo evento meteorologico.
Si tratta di chiedersi se il sistema che stiamo progettando possieda un livello adeguato di efficienza, protezione e capacità di gestire condizioni che sono diventate in molti casi estreme.
Dal singolo componente all’intero sistema tetto
Le prestazioni dei singoli componenti restano fondamentali, ma oggi la progettazione deve considerare anche come questi interagiscono e come si comporta l’intera copertura in caso di danneggiamento.
L’obiettivo non è quindi valutare soltanto quanto resiste un elemento, ma capire cosa accade al sistema quando questo viene compromesso: se la protezione rimane efficace, se l’acqua può raggiungere gli strati sottostanti e se il danno può estendersi ad altre parti della copertura.
Questa visione diventa ancora più importante considerando che un tetto progettato oggi dovrà continuare a svolgere la propria funzione per decenni, affrontando condizioni climatiche che potrebbero essere diverse e più severe di quelle attuali.
I 376 eventi meteorologici estremi con danni registrati in Italia nel 2025, insieme agli episodi del 2026, rafforzano quindi la necessità di evolvere l’approccio progettuale: dalla sola resistenza dei componenti alla robustezza e resilienza dell’intero sistema tetto, affinché possa mantenere le proprie funzioni essenziali anche in condizioni critiche.
La domanda non è soltanto se il tetto resisterà, ma come continuerà a proteggere l’edificio se uno dei suoi elementi verrà danneggiato.